Il Voice Dialogue e la genitorialità interiore per vivere relazioni più sane.

La definizione comune di genitorialità, universalmente riconosciuta da psicologi e terapeuti, è che si tratti di una fase di sviluppo dell’adulto in cui si genera la capacità di creare, proteggere, nutrire, amare, rispettare e provare piacere per un essere altro da sé, che non è necessariamente un bambino da generare e crescere.

Con il termine genitorialità, quindi, non si intende solo l’essere genitori reali ma il possedere al proprio interno uno spazio psicodinamico autonomo che fa parte dello sviluppo della persona. Tutti noi possiamo essere genitori a prescindere dalla nostra “generatività”, ovvero, dalla capacità di dare origine a una nuova vita. È per questo che vorrei affrontare il tema dell’essere genitore da un’angolazione più intima e introspettiva.

Quando nasciamo siamo in uno stato di vulnerabilità estrema, dipendiamo completamente da qualcun altro e abbiamo bisogno di essere amati, protetti e nutriti. Questa condizione iniziale persiste in noi sotto forma di una parte estremamente sensibile, un Bambino Interiore che non cresce mai! La nostra prima responsabilità genitoriale parte dalla capacità di prenderci cura proprio di questo nucleo vulnerabile.

L’accudimento del nostro Bambino Interiore è un atto di grande responsabilità ma è tutt’altro che un processo automatico perché questa parte di noi è spesso sepolta e inaccessibile, soprattutto una volta raggiunta l’età adulta.

Il Voice Dialogue, il metodo ideato dagli psicoterapeuti statunitensi Hal e Sidra Stone, è basato sulla teoria della molteplicità psichica e può venirci in aiuto proprio nel recuperare il contatto con il nostro Bambino Interiore.

Siamo molteplici, un diamante sfaccettato fatto di luci e ombre. E sì, perché la nostra personalità è composta da innumerevoli sub-personalità, che possiamo chiamare anche sé, parti, aspetti, voci, schemi energetici. Possiamo pensare queste parti come veri e propri personaggi dentro di noi che agiscono secondo un loro proprio modo di sentire, pensare e vedere il mondo.

Molti di questi aspetti sono con noi sin da quando eravamo piccoli, sono cresciuti insieme a noi, si sono assicurati la nostra sopravvivenza quando eravamo bambini indifesi, costituiscono ciò in cui ci identifichiamo e hanno determinato la nostra personalità e il nostro carattere. Il Voice Dialogue chiama questi aspetti “dominanti”, pensiamo a loro come le nostre uniche modalità e senza un processo di consapevolezza, siamo completamente identificati con essi. Questi aspetti sono frutto dei nostri tratti e dell’interazione con l’ambiente che ci circonda: famiglia, insegnanti o chiunque abbia avuto un’influenza nella nostra vita quando eravamo bambini. La funzione principale di questo pool di sé è quello di proteggere il nostro nucleo più profondo, il nostro Bambino Interiore.

Che ne è stato di quelle parti di noi che non sono state attivate durante il nostro sviluppo? Sono i nostri aspetti “rinnegati” che abbiamo represso e che, molto probabilmente, emergono solo ed esclusivamente quando perdiamo il controllo o quando li vediamo proiettati in persone che non ci piacciono e per cui proviamo un forte giudizio e fastidio, oppure nelle persone per cui abbiamo una smisurata ammirazione. Anche se sembrano meno presenti nella nostra vita, queste parti agiscono e condizionano le scelte che facciamo o non facciamo, fuori dal nostro controllo, spesso causandoci malessere e sofferenza.

Il Voice Dialogue ci ricorda che tutto in noi è risorsa. Anche quelle parti di noi che abbiamo messo in cantina, che rinneghiamo e giudichiamo ferocemente quando le incontriamo negli altri, ecco, sì, anche quegli aspetti insopportabili, se integrati nella giusta quantità, al “giusto volume”, possono essere fonte di innumerevoli risorse, una ventata di nuova energia, un’opportunità per riequilibrare il nostro sistema dominante con cui ci siamo completamente identificati per molto tempo.

Ora, tra i sé rinnegati sin dai primissimi anni di vita c’è probabilmente il nostro Bambino Interiore. Per comprendere meglio questo processo possiamo pensare al nucleo della nostra Terra attorno a cui si sono formati strati e strati di materia, fino a creare una sorta di corazza, la crosta terrestre. Intorno al nostro Bambino Interiore, allo stesso modo, si sono sviluppate parti, aspetti, modi di essere, in protezione a questo nostro nucleo fortemente ricettivo.

Spesso diventare adulti significa nascondere e seppellire la propria vulnerabilità rendendola inaccessibile agli altri ma anche a se stessi. I genitori che non hanno una relazione cosciente con il proprio Bambino Interiore cresceranno figli la cui vulnerabilità sarà giudicata, rifiutata e rinnegata, perché la vita richiede forza e invulnerabilità. A sua volta questi diventeranno adulti che avranno perso il contatto con il proprio Bambino Interiore, perpetuando ulteriormente questo processo ancestrale di rinnegamento.

L’obiettivo principale del Voice Dialogue è proprio quello di imparare a sperimentare e incanalare ogni sé, così come la nostra vulnerabilità, attraverso un Io Cosciente che tiene sotto braccio sia le nostre parti di potere che le nostre parti bambine. Possiamo pensare all’Io Cosciente come a un direttore d’orchestra e ai nostri sé come ai musicisti che la compongono. Il direttore d’orchestra non suona ma sa quali strumenti far suonare. L’Io Cosciente non è un sé, una parte o un aspetto. È più che altro uno spazio che ci concediamo per non agire in automatico secondo i soliti schemi e per attingere a tutte le nostre risorse interiori che derivano proprio dalla nostra molteplicità! Hal Stone, il co-fondatore del Voice Dialogue, ci ricorda che: “La perdita del Bambino Interiore è una delle più profonde tragedie conseguenti al processo di crescita e sviluppo della personalità.“

Perché? Cosa accade? Cosa perdiamo privandoci della connessione con il nostro Bambino Interiore?

Semplice, con la sua perdita, rinunciamo a molto della magia e del mistero della vita, della bellezza e dell’intimità delle relazioni. Già, perché è grazie a questo nucleo che siamo in contatto con la nostra sensibilità, con la capacità di amare, con l’immaginazione creativa e la fantasia.

La vulnerabilità insita nel nostro Bambino Interiore è la chiave dell’intimità. Questa parte di noi, così delicata, può essere considerata la porta di accesso ai nostri stati dell’Essere più profondi, alla nostra Anima. Se restiamo identificati con i nostri aspetti di potere, il nostro Bambino rimarrà segregato nella cantina interiore con la conseguenza che saremo incapaci di cogliere e comunicare le nostre emozioni più profonde.

Attenzione però! Recuperare il contatto con il nostro Bambino Interiore non vuol dire identificarsi con lui perché questo significherebbe lasciarlo alla guida della nostra “macchina psicologica” e, molto probabilmente, finiremmo per diventare vittime, di noi stessi e degli altri, perpetrando uno stato di bambini adulti…o adulti bambini!

A questo proposito non possiamo ignorare che, a livello sociale e collettivo, negli ultimi anni, stiamo assistendo ad un shift nell’asse di polarità Potere/Vulnerabilità. Dalla società di potere stiamo migrando verso una società dove empatia, sensibilità, attenzione a non ferire e a non offendere, sono alla base dei nuovi codici comportamentali che, portati all’esasperazione, rischiano di alimentare una popolazione i cui individui sono sempre più suscettibili, quindi identificati con aspetti bambini, che agiscono il potere in modo distorto e manipolativo, ricattando e attaccando chiunque osi dire qualcosa da loro ritenuto offensivo. E qui si apre il tema della soggettività del “cosa è offensivo” che, se lasciato nelle mani di bambini-adulti non può che portare al problema opposto e cioè all’impossibilità di comunicare perché ogni parola può significare qualcos’altro ed essere declinata in modo offensivo! Capiamo bene che anche in questo caso è fondamentale che il mondo sensibile interiore sia gestito dall’Io Cosciente, altrimenti il livello di conflittualità ed esasperazione crescerà, esattamente come con i bambini piccoli quando vengono lasciati a se stessi senza limiti e confini. Come tutti gli aspetti rinnegati, anche il Bambino Interiore, se non gestito consapevolmente, può prendere il sopravvento nella nostra vita in modo inconscio e incontrollato.

Prendere contatto con la nostra vulnerabilità è estremamente importante per le relazioni interpersonali. Poiché per il Bambino Interiore è assolutamente necessario essere visto, accudito e amato, se non saremo noi a farlo in modo sano e consapevole, egli si guarderà intorno e si legherà ad altre persone, ricercando da loro quello che gli manca e finendo per creare rapporti di dipendenza o legami disfunzionali e poco sani. La maggior parte delle relazioni interpersonali entra in crisi proprio per l’incapacità di affrontare, accogliere e accudire questa nostra vulnerabilità primaria.

Dunque è importante sapere che sta ad ognuno di noi prendersi la responsabilità di fare da genitore al proprio Bambino Interiore. Possiamo avere buone relazioni con gli altri quando ognuno si prende cura della propria vulnerabilità e non ci si aspetta che siano gli altri a farlo per noi.

Tornando alla genitorialità interiore e all’accudimento del nostro Bambino, come sarebbe attingere alla nostra molteplicità psichica prendendo contatto con i nostri aspetti più accudenti come, per esempio, la nostra “madre interiore”? Un’energia femminile morbida che con il suo sguardo intimo e amorevole saprà vedere il Bambino Interiore e accoglierlo nei suoi bisogni e nelle sue paure più profonde. D’altro canto, sapremo che lo stesso Bambino, per stare bene, avrà bisogno di sentire che in quella protezione ci sono anche dei limiti e dei confini.

Tutto questo comporta innumerevoli vantaggi: in primis verso noi stessi, implementando la capacità di apprezzarci e volerci bene, imparare ad amare se stessi è un passo estremamente potenziante e liberatorio! Anche il rapporto di coppia ne gioverà perché ci sarà un alleggerimento delle aspettative nei confronti dell’altro in quanto, lo ricordiamo ancora una volta, l’accudimento che non trova in noi, il bambino lo cercherà nell’altro fino a farci diventare dipendenti dal riconoscimento che il partner può darci (oppure no), appesantendo molto la relazione. Tutto ciò può avere un grande impatto anche nel vivere la genitorialità quando mettiamo al mondo dei figli. Avendo noi genitori una relazione costante con il nostro Bambino Interiore, saremo in grado di cogliere al meglio i bisogni e le paure dei nostri figli, troveremo il modo per rassicurarli e farli sentire amati e protetti perché, in qualche modo, lo abbiamo già fatto! Anche il momento del gioco sarà speciale perché sapremo entrare in risonanza con la giocosità del nostro Bambino Giocoso che sa giocare come solo i bambini sanno fare!

Non per ultimo, avendo accolto e accettato il nostro Bambino Interiore, non ci ritroveremo a proiettarlo inconsciamente sui nostri figli attribuendo a loro ciò che non vogliamo vedere e accettare in noi stessi.

Fare da genitori al proprio Bambino interiore, infine, porterà ad un processo di alleggerimento delle responsabilità dei nostri genitori naturali che, diversamente, continueranno ad essere bersagliati e additati da adulti intrappolati nel ruolo di figli… L’adultità comporta il liberare i nostri genitori naturali dalla condanna a vita a farci da genitori!

Secondo la mia esperienza, uno dei momenti più potenzianti nelle sedute di Voice Dialogue, è la presa di coscienza delle parti bambine.

Ricordo, per esempio, la storia di Luna, una professionista in ascesa molto orientata alla realizzazione professionale, con un pool di aspetti dominanti decisamente più orientati al Fare che non all’Essere e che raramente sono in contatto con la sua vulnerabilità.

Nel corso del nostro percorso di counseling, sessione dopo sessione, Luna prende consapevolezza che c’è una sua parte più bisognosa e feribile che, anche se fa fatica ad emergere, è sempre più presente. Luna non vuole più essere “Super Luna”, non soltanto almeno. C’è una bambina dentro di lei che vorrebbe essere vista, accolta, ascoltata e abbracciata.

Questa parte non è vista da Marco, il suo fidanzato, che continua a relazionarsi solo con la Luna forte e indipendente. In protezione di una vulnerabilità non vista subentrano, da parte di Luna, aggressività e rabbia, cioè parti che agiscono secondo uno schema ben preciso, partendo dalla provocazione e spingendosi sempre oltre, fino all’esasperazione, “voglio vedere fino a che punto posso portarti, quanto posso andare oltre”…

Questo è il vero gioco di potere di Luna, un gioco che apparentemente la fa sentire vittoriosa e dominante, ma al di sotto cosa vibra? Sotto c’è una Bambina che ha bisogno di sentirsi amata e costantemente confermata e l’unico modo che Luna trova per avere questa conferma è portare allo stremo la parte aggressiva e rabbiosa.

Riformulando possiamo dire che c’è una vulnerabilità protetta dalla parte di Luna autonoma, corazzata, indipendente…etc. Le regole di questa parte sono: “non devo essere debole”, “non devo mostrare emozioni o debolezze”, “io sono forte”. La parte bambina di Luna non è vista, non riesce ad esprimere i suoi bisogni, non è manco accettabile che ne abbia. Ma sappiamo bene che la nostra vulnerabilità, se non vista, saprà fare blitz nella nostra vita in maniera incontrollata e incontrollabile. Troverà il modo per nutrirsi, a costo di farlo in modo distorto. In questo caso lo fa alimentando situazioni estreme da cui ricavare conferme di amore e accettazione da parte del suo compagno: “se sopporti tutto questo è perché mi ami davvero”!

Luna scopre che ci sono parti dentro di lei che possono fare da genitore alla sua Bambina Interiore, dialogare con lei, anche energeticamente, accogliere paure e fragilità in un intimo abbraccio. Soltanto così riesce a rompere i soliti schemi e ad uscire dal gioco di potere trovando modi più funzionali e sani per andare nel mondo.

Avviandoci alle conclusioni, la scoperta del Bambino Interiore è davvero una porta d’accesso alla nostra anima. Coltivare una spiritualità che è fondata sulla comprensione, sull’esperienza e sull’apprezzamento del Bambino Interiore può avvicinarci ai nostri figli e in generale all’umanità tutta. Imparare ad accogliere i nostri aspetti bambini permette inoltre di allentare le dinamiche di dipendenza dall’altro, a cui affidiamo inconsciamente il compito di prendersene cura. Questo processo di consapevolezza quindi ci rende più amorevoli verso noi stessi, più liberi dal gravare affettivamente sugli altri e quindi più centrati nelle relazioni e, come abbiamo detto, anche più empatici nei confronti dei nostri figli, liberandoli da nostre proiezioni e desideri non accolti. Ogni aspetto della nostra vita ne troverà profondi vantaggi.

Prima di concludere non posso fare a meno di ringraziare la Scuola di Counseling a indirizzo Voice Dialogue WinnerTeam che, con oltre 35 anni di esperienza, continua a proporre percorsi di crescita personale adottando come modello di riferimento la Dinamica dei Sé degli psicoterapeuti americani Hal e Sidra Stone. Il metodo, saggiamente implementato dalla nostra Franca Errani, è basato su di un approccio fortemente esperienziale che lavora contemporaneamente a livello psico-fisico, emotivo ed energetico/non verbale. La tridimensionalità del metodo accelera il processo di crescita personale e facilita l’assimilazione degli elementi verbali da parte dei destinatari.

Tra gli obiettivi del percorso c’è senz’altro quello di dotare i partecipanti degli strumenti necessari per lo sviluppo di un Io Cosciente in grado di danzare tra potere e vulnerabilità e che non può prescindere dal recupero di un rapporto amorevole con il proprio Bambino Interiore che diventerà più disponibile e fiducioso man mano che impareremo a dargli il tempo, le cure e l’amore che necessita perché…non è mai troppo tardi per regalargli i genitori che merita!

di Valeria Sammaruca

Bibliografia:

Hal e Sidra Stone, Embracing Ourselves, New World Library. Edizione del Kindle

Hal e Sidra Stone, Il Dialogo delle Voci, Amrita

Franca Errani, Il Caleidoscopio Interiore, InnerTeam Edizioni 2015

Jean-Jacques Rousseau, Émile ou De l’éducation , Laterza 2003